Il Decreto Legge n. 36/2022 convertito nella Legge 79 del 29 giugno 2022 ha previsto la riforma del reclutamento e della formazione iniziale per i docenti della scuola secondaria.
La riforma prevede l’istituzione di percorsi abilitanti da 60 CFU, la cui struttura e i cui contenuti dovranno essere definiti con decreto DPCM, di concerto con i Ministri dell’istruzione e dell’università e della ricerca, da adottare entro il 31 luglio 2022.
La legge prevede che:
- Almeno 10 CFU debbano essere conseguiti in area pedagogica, necessari per la formazione iniziale.
- Almeno 20 CFU/CFA siano relativi ad attività di tirocinio diretto e indiretto. Per ogni CFU/CFA di tirocinio, l’impegno in presenza nelle classi non può essere inferiore a 12 ore.
- Vi debba essere proporzionalità tra le diverse componenti di detta offerta formativa.
- Occorre considerare gli aspetti connessi all’inclusione scolastica nonché le specificità delle materie scientifiche, tecnologiche e matematiche.
Detto decreto determina il numero di crediti formativi universitari o accademici riservati alla formazione inclusiva delle persone con disabilità. Il medesimo decreto definisce la percentuale di presenza alle attività formative necessarie per l’accesso alla prova finale del percorso di formazione iniziale.
Mondos (Movimento Nazionale Docenti di Sostegno) ha organizzato il 19 Luglio una diretta dal titolo “Nuova Formazione degli insegnanti: Dov’è l’inclusione?” che ha visto la partecipazione di due ospiti d’eccellenza: il Prof. Luigi D’Alonzo, Presidente SIPeS (Società Italiana di Pedagogia Speciale), e con il Prof. Salvatore Nocera della FISH (Federazione italiana per il superamento dell’handicap).
Nei giorni scorsi le due associazioni erano intervenute sul tema, esprimendo preoccupazione sulla formazione degli insegnanti della scuola secondaria. Infatti, se da una parte la Legge approvata ribadisce la volontà di una scuola inclusiva capace di corrispondere ai bisogni delle persone con disabilità e con problemi, e tuttavia – si legge nella nota diffusa dalla SIPeS – non si evincono le modalità con le quali praticamente gli insegnanti possano acquisire le competenze idonee.
Secondo il Prof. D’Alonzo, sebbene 60 CFU possano sembrare tanti, in realtà sono pochi soprattutto se blindati così come definiti dalla legge che ne prevede almeno 20 per attività di tirocinio e almeno 10 in discipline pedagogiche. Il rischio è quello che i restanti 30 CFU siano tutti disciplinari e che la formazione dell’inclusione venga ricompresa nei 10 CFU di Pedagogia, quindi ridotta a un numero insignificante.
Che formazione sarà questa? Si chiede il Prof. D’Alonzo. Si rischia di avere insegnanti impreparati sul tema dell’inclusione. Auspichiamo vivamente – prosegue D’Alonzo – che nei Decreti Attuativi siano previsti adeguati crediti formativi sulle questioni inclusive speciale.
Il Prof. Nocera, concordando con l’intervento del Prof. D’Alonzo, ha ribadito l’importanza della formazione per inclusione nei confronti di tutti i docenti. La formazione iniziale di carattere pedagogico è fondamentale per evitare il fenomeno della “delega” della presa di carico degli alunni con disabilità ai soli docenti di sostegno.
Al contrario, al fine di avere dei docenti curriculari pienamente compartecipi della didattica è fondamentale assicurare che almeno 15 CFU (nell’ambito del percorso di 60 CFU) e almeno almeno 7 CFU (nell’ambito del percorso transitorio da 30 CFU) siano inerenti la pedagogia e la didattica speciale. Si tratta di un passaggio fondamentale per rilanciare la qualità dell’inclusione in Italia.
Mondos, rappresentata dai docenti specializzati Kinzica Soldano e Manuel Rapino, ha sottolineato l’importanza di mantenere alta l’attenzione sul tema dell’inclusione, invitando gli ospiti ad un nuovo confronto sul decreto attuativo al quale prenderanno parte anche i rappresentanti delle organizzazioni sindacali.

