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Scuole aperte a maggio e in zone rosse. Anief, meglio concentrarsi sull’apertura in sicurezza per il prossimo anno scolastico

Anief: sono necessari contagi più bassi, servono più spazi, aule, plessi, organici, bisogna che ci sia una copertura della vaccinazione e indennità di rischio per tutto il personale, per non parlare del problema dei trasporti. Siamo pronti a discutere di questi temi con il ministro dell’istruzione anche nel prossimo tavolo sulla riorganizzazione di tutta l’attività scolastica. Ancora aspettiamo di essere convocati al tavolo per la riforma delle norme sul dimensionamento scolastico come c’eravamo impegnati nel protocollo sottoscritto sulla sicurezza

LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE

Scuole aperte e lezioni in presenza per tutti gli studenti a partire da lunedì 3 maggio: sarebbe questa l’intenzione del Governo che intende muoversi già nelle prossime ore attraverso un coinvolgimento attivo. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, fino ad oggi tra i più prudenti sul ritorno alle prassi comuni e verso il ritorno sui banchi di 8 milioni e mezzo di alunni, ha detto che queste sono “valutazioni che dobbiamo fare”. L’obiettivo è quello di permettere che le scuole superiori possano svolgere le lezioni con la presenza totale degli studenti. Fonti governative fanno sapere che i tavoli prefettizi nelle varie città starebbero già lavorando per organizzare il trasporto pubblico locale nei vari territori.

 

Uno degli obiettivi dichiarati dal Governo sarebbe quello di riportare tutti gli studenti in presenza almeno per l’ultimo mese di scuola: non solo, quindi, di riaprire in modo stabile cinema, teatri e ristoranti. “Secondo Draghi – scrive oggi la stampa specializzata – non si può pensare di riaprire le altre attività se non si riportano i ragazzi delle superiori a scuola, attualmente al 50% nelle zone arancioni e al 100% in Dad nelle aree rosse. In vista del prossimo decreto si ipotizza che le scuole superiori possano svolgere le lezioni in presenza al 100% in zona gialla e arancione, parallelamente alla riapertura delle altre attività. Con i tavoli prefettizi dei centri cittadini che stanno già lavorando per organizzare e potenziare il trasporto pubblico locale.

 

LA POSIZIONE DEL SINDACATO

Mentre il sindacato da un anno chiede interventi mirati per garantire una maggiore sicurezza per la ripresa della didattica in presenza, sembra che il Governo sia più orientato ad ascoltare la pur legittima richiesta delle famiglie di aprire ad ogni costo gli istituti senza le garanzie opportune per tutelare la salute. D’altronde in un momento in cui il virus appare ancora virulento anche alcuni virologi come il professore Massimo Galli, direttore Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, dubita dell’opportunità di tale scelta. “Riteniamo davvero poco utile riaprire le scuole in presenza a maggio– dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, specialmente in zona rossa e dopo la sospensione delle vaccinazioni per un quarto del personale. Capiamo la necessità di dare un segnale incoraggiante ai nostri studenti ma non possiamo nascondere le forti criticità che ancora avvolgono la didattica in presenza. Mancano gli spazi, mancano i plessi richiesti e le nuove classi a fronte dei banchi, dei dispositivi di protezione e dell’organico Covid che hanno ricevuto le scuole. Dopo quasi un anno di Dad rischiare per un mese un maggiore aumento dei contagi, che comunque pur non auspicabile sembra prevedibile con la riapertura delle scuole, appare poco opportuno”.

Anief ricorda inoltre come tale riapertura sia inopportuna anche in vista delle nuove disposizioni (ordinanza numero 6 firmata dal commissario straordinario all’emergenza) che interrompono la vaccinazione a un quarto del personale che ancora non ha avuto somministrata la prima dose. Ad oggi ancora attendiamo i dati dei promessi tracciamenti, dei tamponi rapidi eseguiti anche a tutta la popolazione studentesca. Rimane carente il dialogo tra le Asl e le scuole ed enti locali né a fronte di questi nuovi rischi biologici il suddetto personale scolastico ha ricevuto uno specifico indennizzo. Ecco perché chiediamo una maggiore riflessione sull’utilità della riapertura delle scuole ed una maggiore attenzione alla salute di 1,3 mln di docenti amministrativi ed educatori.

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