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La Ministra Azzolina presenta il Piano scuola 2020-2021: le critiche dell’ANP

L’ANP ha partecipato oggi all’incontro in videoconferenza di presentazione del Piano scuola 2020-2021 per l’avvio del prossimo anno scolastico.

La Ministra dell’istruzione ha illustrato il Piano, chiarendo che lo stesso è stato elaborato sulla base dell’interlocuzione con gli enti locali – interlocuzione che, tra l’altro, ha condotto all’elaborazione di uno strumento informatico idoneo a rilevare le criticità in materia di distanziamento sociale – e delle proposte formulate dalle forze sociali e dalle associazioni. Ha, inoltre, ringraziato i dirigenti per l’enorme lavoro svolto finora e ha assicurato che non intende in alcun modo gravarli di ulteriori responsabilità.

Abbiamo sottolineato, in premessa, che il testo del Piano ha cominciato a circolare sui social già da ieri pomeriggio. Tale prassi è inaccettabile: convocare un incontro per discutere di un testo già reso pubblico significa disconoscere il ruolo delle forze sociali nel perseguimento dell’interesse pubblico e, in ultima analisi, sminuire i contributi di idee che queste possono apportare.

Dopo avere ribadito con fermezza che l’ANP, da sempre, crede nell’autonomia scolastica e nel ruolo centrale della dirigenza scolastica, abbiamo evidenziato che il Piano è deludente rispetto alla sua dichiarata finalità: fornire alle scuole indicazioni organizzative per la ripresa, a settembre, della didattica in presenza.

Il documento, infatti, è una sorta di rassegna delle possibilità offerte dalle norme autonomistiche – ben note a tutti i colleghi – ma non è utile per pianificare l’attività. È responsabilità politica dell’Amministrazione centrale, non certo delle singole scuole, definire con chiarezza i livelli essenziali del servizio da erogare – come, ad esempio, la durata minima dell’unità di lezione, o il numero minimo di ore di lezione settimanali – e fornire gli strumenti gestionali necessari.

Sul distanziamento sociale e sulle misure per farlo rispettare ci siamo già espressi nel recente passato. Per estendere il tempo scuola o per ampliare gli spazi della didattica si deve poter contare su organici di personale, docente e non docente, proporzionalmente incrementati. Fare riferimento ai patti educativi di comunità non equivale certo a garantire le necessarie risorse umane. In realtà, gli organici sono stati attribuiti alle scuole tamquam pandemia non esset e questo rende velleitario ogni tentativo di attuare il distanziamento sociale. Le scuole, d’altro canto, non possono essere investite del compito di individuare spazi alternativi e aggiuntivi rispetto a quelli degli edifici scolastici; compito che spetta ad altri soggetti dotati delle necessarie competenze, professionali e tecniche. Non riteniamo utile fare riferimento a teatri, cinema, parchi e giardini pubblici come se fossero spazi sostitutivi di quelli scolastici: a scuola si fa didattica e si apprende; insegnare e apprendere sono azioni specifiche e necessitano di spazi specifici, non di soluzioni occasionali.

Stupisce, in tale contesto, leggere che gli stessi spazi scolastici che dovrebbero essere ampliati per fare fronte alle necessità istituzionali possono poi essere utilizzati da soggetti concessionari purché questi sottoscrivano, con l’ente locale, un accordo per regolare, senza oneri per il personale della scuola, gli obblighi di pulizia e igienizzazione dei locali al termine delle attività, e che da tale accordo sia estromessa la scuola.

Sugli orari differenziati di ingresso e di uscita dagli edifici scolastici e sul necessario coordinamento con i trasporti pubblici riteniamo macchinosa la catena decisionale proposta: tavoli regionali, tavoli territoriali e conferenze di servizio convocate dagli enti locali.

Se il decisore politico vuole veramente valorizzare l’autonomia scolastica, questo è il momento di agire. Riteniamo improcrastinabili i seguenti interventi di sistema: eliminare i freni che sono stati imposti alle scuole autonome sin dalla loro istituzione; mettere mano finalmente, e con coraggio, al testo unico eliminando le sovrapposizioni tra organi, retaggio di una concezione della scuola anacronistica e ormai inadeguata a rispondere alle attuali esigenze degli studenti e delle famiglie; garantire ai dirigenti della scuola gli strumenti necessari a rendere effettivo il loro ruolo e sostenibili le connesse responsabilità; reperire e investire le risorse per un nuovo contratto del personale scolastico che cancelli finalmente l’inaccettabile realtà per cui si retribuisce poco e in egual misura tutti, indipendentemente dall’effettivo impegno e da una valutazione attendibile del servizio prestato.

L’ANP, pertanto, chiede con fermezza di integrare tempestivamente il Piano con le indicazioni che solo l’Amministrazione centrale può – e deve – fornire, prima che si proceda a formulare il protocollo di sicurezza relativo alla ripartenza di settembre.

I dirigenti scolastici sono pronti, come sempre, a fornire il loro contributo – e la pronta attivazione della didattica a distanza ne è un evidente esempio – ma non devono essere investiti di responsabilità improprie.

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