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FLC CGIL – Concorso per gli insegnanti di religione cattolica: deludente il confronto con il Ministero dell’Istruzione

Per noi la priorità è stabilizzare i docenti precari storici di religione, quelli del concorso del 2004 e quelli con 36 mesi di servizio. Serve l’interlocuzione con la politica.

A seguito della richiesta unitaria inviata lo scorso 16 dicembre al Capo Dipartimento del Ministero dell’Istruzione, oggi, 14 gennaio 2021, nell’ambito dell’informativa su GPS e altri temi, è stato inserito tra i punti di discussione anche il tema del concorso per i docenti di religione cattolica, previsto dal Decreto Legge 126/2019 e oggetto della recente intesa tra la CEI e il Ministero dell’Istruzione.
L’amministrazione ha voluto ascoltare le osservazioni e richieste delle organizzazioni sindacali presenti. 
Come FLC abbiamo sottolineato che il percorso di confronto avviato nei mesi passati, sia con l’amministrazione che con la CEI, ci aveva portato a convergere sulla necessità di riconoscere l’esigenza di garantire ai docenti precari di religione cattolica una procedura di stabilizzazione. Infatti è dal 2004 che non viene avviato un concorso e molti docenti presenti nelle graduatorie di quel concorso sono ancora precari, così come lo sono altre centinaia di docenti che in questi anni hanno insegnato religione nelle scuole.
L’Intesa siglata dal Ministero con la CEI prevede un concorso ordinario, che rischia di bypassare e danneggiare i precari storici, tutti docenti che nelle scuole operano con continuità didattica nel territorio da anni, la cui stabilizzazione peraltro, avendo già la ricostruzione di carriera, non comporta alcun onere aggiuntivo per l’amministrazione.
Per questo motivo per noi la priorità era e rimane quella di garantire la stabilizzazione di questi lavoratori, tanto più che in piena pandemia avviare l’ennesimo concorso appare del tutto fuori luogo, visto l’esito e le difficoltà già registrate con il concorso straordinario.
Purtroppo da parte dell’amministrazione non abbiamo avuto alcun riscontro rispetto alle osservazioni poste, né indicazioni su quali tipologie di procedure concorsuali il ministero intenda orientarsi: per l’amministrazione il discorso è chiuso, a condurre i giochi rimane l’intesa fra l’Amministrazione e la CEI che riconosce l’indizione di un concorso ordinario, nonostante l’alto numero di precari con oltre 10 anni di servizio.
Quindi per noi l’esito del confronto non è stato costruttivo. Il rischio è che, come già avvenuto con gli altri docenti precari, ci sia un irrigidimento che porti l’amministrazione su posizioni lontane dalla realtà della scuola e, in particolare, da chi vi lavora da anni con serietà e i cui diritti difficilmente vengono riconosciuti.
Per questo è nostra intenzione chiedere un’interlocuzione con il livello politico e, insieme alle altre organizzazioni sindacali, proseguiremo su questa linea, con la determinazione a continuare a cercare le risposte a cui i precari hanno diritto.
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