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lunedì, Agosto 8, 2022
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Riscatto dei contributi previdenziali per i periodi non coperti da contratto di lavoro

Con il termine “Congedo parentale” (ex astensione facoltativa dal lavoro) si intende il periodo di riposo legato alla nascita del figlio e previsto sia per la madre che per il padre.

L’art. 32 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D. Lgs 151/2001 recentemente modificato dal D. Lgs 80/2015), prevede che per ogni bambino nei primi 12 anni di vita del bambino (o 12 anni dall’inserimento nel nucleo familiare nel caso di figli adottati o affidati purché il figlio non abbia raggiunto la maggiore età) ciascun genitore ha il diritto di assentarsi dal lavoro.

A chi spetta e per quanto tempo 

  • Alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternità per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi.
  • Al padre lavoratore, dalla nascita del figlio (anche contestualmente al congedo di maternità della madre) per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi, elevabile a 7 nel caso di cui il padre fruisca di almeno 3 mesi di congedo.
  • Qualora vi sia un solo genitore (a seguito di morte di un genitore, abbandono del figlio da parte di uno dei genitori, affidamento del figlio ad uno solo dei genitori risultante da un provvedimento formale), per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 10 mesi.
  • Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto (es. nel caso di madre casalinga o di padre disoccupato). 

I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di 10 mesi. Qualora però il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato a 11 mesi (es. padre 5 mesi e madre 6 mesi).

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI
I periodi di congedo parentale che danno diritto al trattamento economico sono coperti da contribuzione figurativa.

Gli eventuali periodi fruiti senza diritto a trattamento economico sono coperti contribuzione figurativa fino al 200% dell’assegno sociale INPS salva la possibilità di integrazione volontaria da parte dell’interessato per la parte di retribuzione eccedente.

CONTRIBUTI PREVIDENZIALI PER I PERIODI NON COPERTI DA CONTRATTO DI LAVORO

I periodi di congedo parentale collocati al di fuori del rapporto di lavoro sono riscattabili.

Ai sensi dell’art. 35 del D. lgs 151/2000:

Per i soggetti iscritti al fondo pensioni lavoratori dipendenti e alle forme di previdenza sostitutive ed esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, i periodi non coperti da assicurazione e corrispondenti a quelli che danno luogo al congedo parentale, collocati temporalmente al di fuori del rapporto di lavoro, possono essere riscattati, nella misura massima di cinque anni, con le modalità di cui all’articolo 13 della legge 12 agosto 1962, n. 1338, e successive modificazioni, a condizione che i richiedenti possano far valere, all’atto della domanda, complessivamente almeno cinque anni di contribuzione versata in costanza di effettiva attività lavorativa”.

La facoltà è utile per recuperare a fini pensionistici il periodo corrispondente al congedo parentale anche per periodi relativi a maternità che si è verificata al di fuori di un rapporto di lavoro, a prescindere dal periodo in cui si è verificato l’evento e dalla circostanza che lo stesso si sia verificato prima o dopo un rapporto di lavoro. 

Il riscatto può essere riconosciuto alla madre e al padre e il periodo riscattabile, successivo ai 3 mesi dopo la nascita del bambino, è quello che si colloca entro i primi 8 anni di vita del lavoratore (in quanto quello sino a 12 anni non è in ogni caso indennizzato) in un limite generalmente pari, per ogni bambino, a sei mesi per ciascun genitore (entro un tetto complessivo di dieci mesi elevabile a undici mesi nel caso in cui il padre fruisca di almeno 3 mesi di congedo.

La domanda di riscatto può essere presentata in qualsiasi momento con un limite massimo di periodi riscattabili di cinque anni. Inoltre, è necessario che all’atto della domanda il dipendente sia in possesso di 5 anni di contributi da attività lavorativa da lavoro dipendente e che il periodo da riscattare non sia coperto da altra tipologia di contribuzione.

L’onere del riscatto è a totale carico del richiedente, così come avviene con il riscatto della laurea, e il periodo riscattato sarà utile sia ai fini dell’anzianità contributiva che della determinazione della misura della pensione. L’importo da pagare varia in relazione all’età, al periodo da riscattare, al sesso al reddito.

COMPATIBILITÀ CON IL RISCATTO DELLA LAUREA
Tale facoltà che consente ai lavoratori di cumulare il riscatto degli eventi di maternità collocati al di fuori del rapporto di lavoro con il riscatto della laurea è in vigore dal 1° gennaio 2016 per effetto della Legge 208/2015 (Legge di Stabilità 2016), mentre fino al 31 dicembre 2015 il riscatto dei periodi riscattabili per congedo parentale extra-lavorativo era alternativa alla facoltà del riscatto di laurea.

La circolare INPS 44/2016 chiarisce, in merito alla nuova normativa, che:

  • la cumulabilità opera anche con riferimento a periodo precedenti il 2016;
  • le domande di riscatto presentate prima del 2016 , se già elaborate in base alla vecchia normativa, non possono essere riaperte;
  • le domande presentate nel 2015 ma non ancora elaborate dovranno essere definite in base alla nuova normativa.

VEDI CIRCOLARE INPS SULLA CUMULABILITÁ

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