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giovedì, Febbraio 29, 2024
Homenormativa scolasticaSperimentazione istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale

Sperimentazione istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale [Parere negativo del CSPI]

Il CSPI, nella seduta plenaria n. 117 del 07/12/2023, ha espresso parere negativo sullo schema di decreto concernente il progetto nazionale di sperimentazione relativo all’istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale.

Secondo il CSPI occorre modificare significativamente il testo dello schema di decreto sottoposto al parere, al fine di superare le criticità evidenziate anche in relazione alle problematiche connesse ai tempi di attuazione della sperimentazione che non consentirebbero l’indispensabile informazione alle famiglie, le dovute azioni di orientamento per le studentesse e per gli studenti, i necessari confronti tra i molti soggetti coinvolti nelle reti per costruire relazioni significative.

E questo anche al fine di non perdere una possibile sfida educativa e formativa per i giovani del nostro Paese. 

PREMESSA
Con lo schema di decreto in esame il Ministero intende promuovere, ai sensi dell’art. 11 del d.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, un piano nazionale di sperimentazione relativo all’istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale, ai fini di verificare l’efficacia della progettazione di un’offerta formativa integrata in cui sia favorito il raccordo tra i percorsi degli istituti tecnici e professionali,  delle istituzioni formative accreditate dalle Regioni e degli istituti tecnologici superiori (di seguito ITS Academy), a livello nazionale e territoriale, e le istituzioni, i contesti produttivi, il mondo delle imprese, delle professioni e i diversi stakeholder.

Secondo lo schema di decreto costituisce elemento necessario dell’offerta formativa integrata la progettazione e la successiva attivazione di percorsi quadriennali sperimentali di istruzione tecnica e/o professionale, di percorsi per il conseguimento del diploma professionale di IeFP coerenti o affini con la filiera di riferimento, laddove attivati, e di percorsi biennali di istruzione tecnologica superiore.

Il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione (CSPI) si è espresso a proposito dei precedenti piani nazionali per la sperimentazione dei percorsi quadriennali, che sono un elemento fondamentale nel progetto sulla filiera tecnologico-professionale. A tal proposito, già in sede di espressione del parere relativo al piano di sperimentazione dei percorsi quadriennali avviato nel 2017, il CSPI aveva sottolineato l’importanza di uno scrupoloso monitoraggio per valutare l’andamento della sperimentazione, i cui esiti tra l’altro avrebbero dovuto essere condivisi con questo organo. Il Piano sperimentale è stato poi ampliato e rinnovato nel 2021 senza il supporto, all’epoca, dei riscontri della precedente sperimentazione.

Al momento, con riferimento al Piano nazionale di sperimentazione avviato con il D.M. n. 344/2021, si ha contezza solo di quanto emerge dai decreti di autorizzazione pubblicati dagli USR: su mille potenziali nuove classi quadriennali, ne sono state autorizzate complessivamente per tutti gli indirizzi 243, mentre rispetto alle 192 classi autorizzate (poi 175 effettive), ai sensi del D.M. n. 567/2017 e del D.M. n. 89/2018, è stato chiesto il rinnovo per 98 classi.

IL PARERE

Il CSPI:

  • rileva che i contenuti della sperimentazione riportati in questo schema di decreto sono un’anticipazione di quelli al momento oggetto del dibattito parlamentare: il disegno di legge (ddl) su “Istituzione della filiera formativa tecnologico-professionale” è infatti al momento in discussione in Senato (Atto S.924). Probabilmente in sede di dibattito parlamentare il ddl potrebbe essere soggetto a modifiche e l’eventuale emanazione della legge potrebbe rendere complessa la stessa prosecuzione della sperimentazione, i cui esiti potranno essere utilizzati solo dopo sei anni dal suo avvio (la durata della sperimentazione non è peraltro chiaramente indicata nel decreto).
  • Considerare inoltre come soggetti della sperimentazione gli istituti tecnici e professionali in modo indistinto rende complessi alcuni passaggi che non sembrano parimenti adeguati nei diversi indirizzi, a partire dalla previsione dell’apprendistato formativo e dei percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PTCO) già dal secondo anno. Deve essere attentamente valutato l’impatto delle modifiche previste dalla sperimentazione sui bienni, in considerazione delle discipline, del monte ore e dei contenuti, anche in relazione alla scelta da parte delle studentesse e degli studenti dei percorsi di indirizzo dalle classi terze, in quanto istituti tecnici e istituti professionali hanno riferimenti ordinamentali diversi.
  • Quanto alla prevista anticipazione agli alunni del secondo anno, ancora in obbligo di istruzione, dei PTCO, il CSPI rileva con preoccupazione questa tendenza costante verso l’anticipazione di esperienze lavorative che hanno un forte valore formativo se svolte da allievi che abbiano già sviluppato competenze di base e un’adeguata consapevolezza dei propri interessi e attitudini, ma possono risultare insignificanti e perfino pericolose se destinate ad alunni che non siano ancora pronti ad assumere gli atteggiamenti adeguati in contesti reali non scolastici. Nella sua prima fase l’orientamento deve infatti consistere nell’acquisizione e nel consolidamento da parte dello studente degli strumenti per orientarsi, attraverso un lavoro su di sé e mediante lo sviluppo dei saperi e delle conoscenze disciplinari.
  • La mancata presenza dei licei nella proposta di sperimentazione della filiera prefigura una visione ancorata alla separazione tra l’istruzione liceale e quella tecnico-professionale, limitando peraltro i passaggi previsti, dalla sperimentazione stessa, tra indirizzi e percorsi differenti, nonostante il richiamo all’idea di “campus”.
  • rileva che l’integrazione nella filiera dei percorsi delle istituzioni formative accreditate presso le regioni necessiterebbe uno specifico approfondimento in relazione sia agli aspetti giuridici che ordinamentali. In particolare, si evidenzia che, attualmente, coloro che abbiano conseguito il diploma professionale del quarto anno devono superare un anno aggiuntivo e sostenere l’esame di Stato per l’iscrizione agli ITS. Appare ancor più pregnante, ai fini della complessiva efficacia formativa, che i percorsi realizzati nell’ambito della formazione professionale quadriennale, al momento, non sono equiparabili alla proposta formativa dell’istruzione tecnica e professionale.
  • evidenzia che gli istituti professionali, seppure si trovino già al sesto anno di attuazione della riforma di cui al decreto legislativo n. 61/2017, necessitano ancora di misure di implementazione e di accompagnamento per l’attuazione del nuovo modello, per cui risulta complesso coinvolgerli nella definizione di percorsi quadriennali all’interno della filiera.
  • Mentre negli istituti tecnici, nell’a.s. 2024/25, si potrebbe verificare la contestuale presenza di
    classi che seguono l’ordinamento di cui al d.P.R. n. 88/2010, classi quadriennali autorizzate ai sensi del D.M. n. 344/2021 e classi prime quadriennali di cui al piano sperimentale oggetto del presente parere, con cui si anticipa il disegno di legge n. 924.
  • A questo si aggiunga che la riforma degli ITS Academy è ancora in avvio, tanto che alcuni decreti di attuazione devono essere emanati o sono in una fase transitoria. Appare difficile, pertanto, che possano essere coinvolti in un ulteriore percorso, come prefigurato dalla sperimentazione della filiera che prevede una progettualità forte e necessita di un riconoscimento reciproco.
    Sarà necessario, altresì, nella fase di definizione degli accordi di partenariato, indicare modalità tali da rispettare le competenze dei diversi soggetti aderenti alla rete, evitando confusione di ruoli riguardo alla progettazione dell’offerta formativa di cui la responsabilità resta in capo alla scuola. 
    La contemporanea introduzione di innovazioni, non adeguatamente diffuse e condivise con le scuole che dovranno realizzarle, comporta peraltro il rischio che il progetto non sia considerato nel suo complesso e abbia come unico risultato l’abbreviazione del percorso di studi.
    Le inevitabili ripercussioni su tutto il sistema dell’istruzione secondaria rendono necessaria, a parere del CSPI, una riflessione più ampia sull’impatto del piano sperimentale nazionale oggetto del presente parere, con un consapevole coinvolgimento del mondo della scuola, in tempi conseguentemente più adeguati.
  • A tal proposito si aggiunge un’ulteriore preoccupazione, ossia che l’intervento sulla struttura e sulla durata dei percorsi di istruzione tecnica e professionale comporti una compressione dei contenuti dei curricoli e una loro rimodulazione che, oltretutto, nei fatti potrebbe impoverire l’offerta formativa se non costruite a partire dai nuclei fondanti e dalle conoscenze generative delle discipline e dei saperi trasversali.
  • suggerisce di fornire precise indicazioni nell’avviso nazionale e di prestare particolare attenzione a questi aspetti nella valutazione delle proposte progettuali, con uno specifico approfondimento per l’esame dei quadri-orario previsti per i singoli anni di corso. Sarebbe opportuno, inoltre, avviare la sperimentazione con un campione e prevedere l’istituzione di un Comitato tecnico-scientifico (come avviene per le sperimentazioni autorizzate ai sensi dell’articolo 11 del d.P.R. 275/99) per poter supportare, sia a livello nazionale che regionale, in ogni fase la sperimentazione ed effettuare un monitoraggio continuo su tutto il processo, anche comparando percorsi ed esiti con quelli quinquennali presenti nella medesima istituzione scolastica.
  • sottolinea la necessità che sia il Ministero a effettuare la futura valutazione degli esiti della sperimentazione sulla base dei risultati raccolti dall’Osservatorio Nazionale per l’istruzione tecnica e professionale come definito nell’articolo 4, comma 3.
  • rileva, altresì, che gli stessi elementi di novità contenuti nel piano sperimentale rischiano di essere indeboliti dall’inevitabile ristrettezza dei tempi prevista per la presentazione delle candidature che presuppongono il coinvolgimento di più soggetti in una progettualità integrata.
  • ritiene impensabile avviare un piano sperimentale già dall’anno scolastico 2024/25, tenendo conto della propedeutica acquisizione dell’Intesa tra regioni e uffici scolastici regionali per la costituzione della rete, oltreché dei contenuti da indicare nel progetto come definiti dall’articolo 3, comma 1, e dall’articolo 5. Nelle singole scuole coinvolte nella filiera bisognerà prevedere tempi e interventi in relazione:
    • alle azioni di orientamento già quasi concluse, oltre che alla indispensabile attività di informazione alle famiglie e all’imminente emanazione della circolare ministeriale relativa alle iscrizioni;
    • al necessario e non solo formale coinvolgimento degli organi collegiali;
    • alla partecipazione dei docenti nella rimodulazione dei curricoli;
    • alla formazione dei docenti in ambito progettuale anche per le ricadute pedagogicodidattiche;
    • ai dovuti adempimenti amministrativi.

VEDI IL PARERE

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