Si avvicina il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) 2025-2027 per il comparto Istruzione e Ricerca. Nel corso dell’incontro svoltosi il 24 marzo 2026 presso l’ARAN, sindacati e Agenzia hanno avviato un confronto concentrato prioritariamente sulla parte economica del contratto, con l’obiettivo di giungere a una prima intesa già nelle prossime settimane.
Il negoziato proseguirà con un nuovo tavolo già convocato per il 1° aprile, quando l’ARAN dovrebbe presentare una proposta aggiornata con le tabelle definitive degli incrementi retributivi.
Aumenti medi intorno al 6%: fino a oltre 130 euro mensili nella scuola
Secondo quanto illustrato nel corso dell’incontro, le risorse stanziate in Legge di Bilancio consentirebbero un incremento medio degli stipendi pari a circa il 6%, corrispondente a un aumento di circa 130,70 euro lordi mensili (per tredici mensilità) per il personale della scuola.
La proposta dell’ARAN prevede di utilizzare quasi integralmente i fondi disponibili, destinando oltre il 95% delle risorse alla rivalutazione dello stipendio tabellare, con l’obiettivo di rafforzare la componente fissa della retribuzione.
Per il comparto scuola l’aumento complessivo potrebbe arrivare a circa 136 euro medi mensili, considerando anche gli incrementi delle voci accessorie:
- Retribuzione Professionale Docenti (RPD): +5,85 euro mensili
- Compenso Individuale Accessorio (CIA) ATA: +4,52 euro mensili
- Indennità di direzione fissa DSGA: +9,35 euro mensili
Gli aumenti tabellari andrebbero ad aggiungersi a quelli già riconosciuti con il rinnovo del CCNL 2022-2024, consentendo – secondo alcune stime sindacali – una crescita complessiva delle retribuzioni superiore all’11% nell’arco di pochi mesi.
Va inoltre ricordato che dagli incrementi dovrà essere detrata l’indennità di vacanza contrattuale (IVC) già erogata in busta paga a partire da aprile 2025.
Possibili arretrati fino a circa 800 euro medi
Sulla base delle decorrenze previste (1° gennaio 2025, 1° gennaio 2026 e 1° gennaio 2027), si ipotizza la maturazione di arretrati medi pari a circa 800 euro lordi pro capite entro il 30 giugno 2026.
Per il personale ATA potrebbe inoltre essere prevista una una tantum di circa 100 euro, derivante dai risparmi collegati allo slittamento dell’entrata in vigore dei nuovi ordinamenti professionali, rinviata – per effetto del D.L. 19/2026 – al 1° settembre 2027.
Differenze tra settori: università, ricerca e AFAM
L’ipotesi contrattuale presentata dall’ARAN contiene incrementi differenziati per gli altri settori del comparto:
- Università: aumento medio tabellare di circa 124 euro mensili (6,3%), con ulteriori incrementi dell’indennità di ateneo dal 2027.
- Ricerca: per ricercatori e tecnologi incremento medio di circa 225 euro mensili (5,5%) più adeguamenti delle indennità; per il personale tecnico-amministrativo aumento medio di circa 125 euro mensili.
- AFAM: incremento tabellare medio di circa 161 euro mensili (6%), con ulteriori aumenti delle indennità fisse.
Le posizioni dei sindacati: consenso sulla parte tabellare ma servono più risorse
Dalle organizzazioni sindacali emerge una valutazione complessivamente positiva sulla scelta di concentrare le risorse sugli stipendi tabellari, ritenuta una misura utile per tutelare il potere d’acquisto dei lavoratori in un contesto economico incerto.
La CISL Scuola ha condiviso l’impostazione proposta dall’ARAN, sottolineando come l’utilizzo quasi integrale delle risorse sulla parte fissa della retribuzione rappresenti una richiesta già avanzata nel primo incontro.
La FLC CGIL, pur apprezzando l’impiego delle risorse disponibili, ha evidenziato la necessità di stanziare fondi aggiuntivi nelle prossime leggi di bilancio per colmare il divario retributivo con gli altri comparti della Pubblica Amministrazione e per valorizzare tutte le professionalità del settore.
Tra le richieste storiche del comparto scuola vengono nuovamente richiamate:
- introduzione dei buoni pasto anche per il personale in lavoro agile;
- ripristino del primo gradone stipendiale;
- recupero dell’anno 2013 ai fini economici;
- aumento delle indennità e dei compensi per le ore aggiuntive;
- valorizzazione del ruolo dei DSGA e del personale ATA.
SNALS: aumenti medi fino a 143 euro, ma il divario resta
Secondo lo SNALS Confsal, l’incremento medio complessivo potrebbe arrivare a circa 143 euro mensili lordi, con differenze tra settori e profili professionali.
Per il personale docente gli aumenti oscillerebbero tra circa 110 euro nelle fasce iniziali e oltre 185 euro nelle fasce più alte, mentre per il personale ATA si stimano incrementi tra circa 55 euro e quasi 195 euro, sempre in relazione all’anzianità di servizio.
Il sindacato ha ribadito la necessità di prevedere almeno 1,5 miliardi annui di risorse aggiuntive per ridurre il divario retributivo con gli altri comparti della PA e ha insistito sull’introduzione dei buoni pasto per tutto il personale.
Verso un rinnovo nel triennio di riferimento
Uno degli aspetti più rilevanti del negoziato riguarda la possibilità – definita “storica” da più parti – di concludere il rinnovo contrattuale nel corso del triennio di validità (2025-2027) e non a distanza di anni dalla scadenza, come avvenuto per i precedenti contratti.
Resta tuttavia aperto il tema dell’adeguamento degli stipendi all’inflazione reale, qualora questa dovesse risultare superiore alle previsioni utilizzate per definire le tabelle attuali.
Prossime tappe
Il confronto tra ARAN e organizzazioni sindacali proseguirà il 1° aprile, con l’obiettivo di arrivare alla sottoscrizione di una prima sequenza contrattuale economica, per poi affrontare successivamente tutti gli aspetti normativi del nuovo CCNL.
La partita resta dunque aperta: se da un lato si intravede la possibilità concreta di un aumento stipendiale significativo nel breve periodo, dall’altro i sindacati continuano a chiedere risorse strutturali aggiuntive per garantire una reale valorizzazione del lavoro nel comparto della conoscenza.
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