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Come anticipato in un precedente comunicato, lo scorso giovedì 14 novembre una delegazione ADI è stata ricevuta dal Miur per un confronto sul decreto scuola del 30 ottobre 2019, n. 126.

ADI ha chiesto quali azioni il Ministero intenda intraprendere per valorizzare il percorso del dottorato di ricerca in vista dei concorsi ordinario e straordinario per l’accesso al ruolo. Per raggiungere l'obiettivo di valorizzare il titolo nella scuola ed ovviare alla completa assenza del tema nel decreto in oggetto, abbiamo presentato in particolare le seguenti proposte.

Le proposte ADI al tavolo del Miur 
  • Consentire a tutti i dottori di ricerca l’accesso al concorso straordinario ai fini abilitativi.
    La precedente versione del decreto legge 126/2019, approvata durante il Consiglio dei Ministri del 6 agosto 2019, all'art. 1, comma 1, prevedeva l'istituzione di un percorso abilitante per docenti con 3 anni di servizio nelle scuole secondarie paritarie, nei centri di formazione professionale e per i dottori di ricerca. La nuova versione del decreto legge non prevede percorsi abilitanti, tuttavia l’art. 1, comma 7 del decreto legge del 30 ottobre 2019, n. 126, permette ai docenti delle paritarie la partecipazione al concorso straordinario ai fini abilitativi e ci sono vari emendamenti per includere anche i docenti dei centri di formazione professionale. L’unica categoria che rimarrebbe esclusa sarebbe proprio la nostra, perciò chiediamo che questa possibilità venga estesa a tutti i dottori di ricerca. Segnaliamo che attualmente, tra gli emendamenti presentati alla Camera, vi è quello dell’ On. Fratoianni che propone di ammettere i dottori di ricerca in possesso dei 24 CFU al concorso straordinario ai fini abilitativi. Accogliamo positivamente questo emendamento sebbene riteniamo che la platea non debba limitarsi solamente a coloro che hanno conseguito i 24 CFU, ma a tutti i dottori di ricerca. Inoltre, fra i dottori di ricerca vi sono anche precari della scuola e riteniamo che per questa categoria non ci siano motivi per limitare l’accesso allo straordinario ai soli fini abilitativi, perciò proponiamo che possano accedere anche ai ruoli. 
  • Consentire l’accesso al concorso straordinario ai dottori di ricerca con 2 anni di servizio nella scuola.
    I dottori di ricerca risultano essere svantaggiati nell’assolvimento del requisito dei 3 anni di servizio, in quanto hanno speso 3 anni in formazione e ricerca sottraendo tempo alle supplenze che permettono di partecipare allo straordinario. Per evitare che il sistema di reclutamento scolastico diventi un disincentivo al conseguimento di un dottorato, e per valorizzare competenze già riconosciute ai docenti di ruolo anche per gli aspiranti docenti, pensiamo che almeno i dottori di ricerca con servizio debbano poter accedere al concorso straordinario anche ai fini del ruolo. Nella II e III fascia le conoscenze e competenze certificate dal titolo di dottore di ricerca sono valutate 12 punti, lo stesso punteggio attribuito ad un anno di servizio. Riteniamo quindi ragionevole chiedere l’accesso allo straordinario ai dottori di ricerca con 2 anni di servizio.
    Ciò non solo darebbe la possibilità di stabilizzare altri precari della scuola attualmente non compresi nel decreto, ma contribuirebbe a puntare verso una scuola di docenti altamente formati e selezionati.
  • attribuire un punteggio significativo al dottorato di ricerca anche nel concorso straordinario. ADI propone che costituisca almeno il 60% del totale dei punti da attribuire ai titoli;
  • valutazione della didattica universitaria certificata in fase concorsuale, così come già avviene per le graduatorie d’istituto. Suggeriamo di attribuire un determinato punteggio per ogni contratto di docenza universitaria e di didattica integrativa e/o tutorato;
  • esonerare i dottori di ricerca dalla prima prova scritta di carattere disciplinare del concorso ordinario, come già avviene in altri concorsi pubblici (ad es. per i laureati a determinati classi di laurea per l'esame di stato da dottore commercialista);
  • esonerare i dottori di ricerca dalla prima prova scritta di carattere disciplinare del concorso ordinario, come già avviene in altri concorsi pubblici (ad es. per i laureati a determinati classi di laurea per l'esame di stato da dottore commercialista);
  • riapertura della III fascia anche a nuovi inserimenti.
Una lunga battaglia con alcune aperture 
Accogliamo positivamente la notizia secondo la quale il governo sta trovando un accordo proprio sull’ultima proposta da noi suggerita. Infatti, secondo quanto dichiarato dalla Sottosegretaria On.le Lucia Azzolina, sembra vi sia accordo nella maggioranza sull’apertura della III fascia del 2020, che includerà non solo gli aggiornamenti di chi è già inserito ma anche la possibilità di nuovi inserimenti.
Rispetto alle nostre proposte, inoltre, il Miur si e’ detto disponibile anche a ragionare su come valorizzare il titolo di dottore di ricerca nel concorso straordinario, un elemento che accogliamo molto positivamente ma che andrà valutato nelle prossime settimane, sia alla luce degli emendamenti governativi e parlamentari sia in virtù della volontà politica che verrà manifestata. 

Infine, registriamo come la volontà del Miur sembri quella, dopo aver affrontato la conversione in legge del decreto scuola e l’organizzazione dei due concorsi, di definire un percorso di reclutamento stabile e regolare, probabilmente più simile alla precedente versione del D.Lgs. 59/2017. Un elemento che valuteremo solo in virtù delle prossime iniziative e proposte. 

Nonostante le aperture registrate, la battaglia per la valorizzazione del titolo nei percorsi ordinario e straordinario e’ ancora lunga. Auspichiamo che il Ministero risponda alla rivendicazione che emerge chiaramente dalla comunità dei dottori di ricerca: riconoscere le potenzialità dei possessori del titolo ed eliminare eventuali situazioni di disparità.

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