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GRADUATORIE D'ISTITUTO, MAD, CONCORSI, GAE, MOBILITÀ,  PERMESSI, ATA, SUPPLENZE.

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E' stato presentato il Disegno di legge n. 355 (primo firmatario l'On. Pittoni) volto a modificare la legge 13 luglio 2015, n. 107, recante: «Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti», meglio conosciuta come «la Buona Scuola», nella parte in cui prevede l'introduzione del limite dei 36 mesi di servizio su posti vacanti e disponibili.

IL LIMITE DEI 36 MESI INTRODOTTO DALLA LEGGE 107/2015
Il comma 131 dell'articolo 1 della legge 107 prevede che:

A decorrere dal 1° settembre 2016, i contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario presso le istituzioni scolastiche ed educative statali, per la copertura di posti vacanti e disponibili, non possono superare la durata complessiva di trentasei mesi, anche non continuativi".

Com'è noto, questo comma ha introdotto il contestato limite dei 36 mesi di servizio su posti vacanti e disponibili, in base al quale, superata tale soglia, i docenti non possono più stipulare supplenze annuali su posti vacanti e disponibili, fermo restando la possibilità di avere incarichi su altre tipologie di supplenze. Il conteggio dei 36 mesi di servizio decorre a partire dall'anno scolastico 2016\2017 quindi non rilevano eventuali supplenze prestate antecedentemente. Inoltre, come specificato dalla norma, si considerano solamente le supplenze su posto vacante e disponibile (31 agosto) mentre non rilevano le supplenze su posti non vacanti ma di fatto disponibili (30 giugno). 

LE CONSIDERAZIONI DEI PROPONENTI IL DISEGNO DI LEGGE
Secondo i proponenti del D.L. in oggetto si tratta di una norma profondamente ingiusta perché costituisce la traduzione opposta di quanto ci indica da tempo l'Unione europea: i tre anni di servizio a tempo determinato su posto vacante vanno considerati come soglia da valutare per l'assunzione a titolo definitivo e non come blocco da imporre per scongiurare questo diritto. È evidente che il comma 131 della Buona Scuola è una norma creata appositamente per aggirare le direttive europee.

Infatti, ai sensi dell'articolo 5, comma 4-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, (attuativo della direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999), qualora per effetto di successione di contratti a termine per lo svolgimento di mansioni equivalenti il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore abbia complessivamente superato i trentasei mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione tra un contratto e l'altro, il rapporto di lavoro si considera a tempo indeterminato.

La sentenza della Corte di giustizia europea assume importanza decisiva in quanto certifica che l'Italia ha abusato della reiterazione di contratti a tempo determinato del personale scolastico senza che siano stati previsti meccanismi di tutela dei lavoratori.

IL DISEGNO DI LEGGE

All'articolo 1 della legge 13 luglio 2015, n. 107, il comma 131 è sostituito dai seguenti:

«131. Qualora per effetto della successione di contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il personale docente, educativo e amministrativo tecnico e ausiliario (ATA) per la copertura di posti vacanti e disponibili, il rapporto di lavoro abbia complessivamente superato i trentasei mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione, si dà luogo all'assunzione a tempo indeterminato, in ottemperanza a quanto previsto dalla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, con le modalità di cui ai commi successivi.

131-bis. Al personale docente, educativo e ATA alla scadenza del terzo anno di servizio, è attribuita la precedenza per la stipula di contratti a tempo indeterminato, nell'ambito delle graduatorie in cui risultino inseriti.

131-ter. Il personale docente, educativo e ATA di cui al comma 131-bis, qualora non consegua il diritto alla nomina per carenza di disponibilità, ha diritto:

a) alla precedenza nel conferimento di contratti a tempo determinato su posti disponibili nell'organico di fatto, in relazione a tutte le graduatorie ove risulti inserito;

b) alla precedenza nel conferimento delle supplenze temporanee, nell'ambito della provincia di appartenenza, senza limitazioni di scelta delle scuole;

c) alla nomina in ruolo con contratto a tempo indeterminato, con effetti giuridici ed economici a partire dall'anno scolastico successivo, nella provincia o regione diverse da quelle di appartenenza, a condizione che in queste ultime risultino esaurite tutte le graduatorie finalizzate al reclutamento a tempo indeterminato e che non ne sia previsto l'aggiornamento per l'anno successivo".

disegno di legge

GLI EFFETTI DEL DISEGNO DI LEGGE
Il Disegno di Legge in questione mira quindi ad attribuire ai docenti che abbiamo raggiunto la soglia dei 36 mesi di servizio la precedenza per la stipula di contratti a tempo determinato, si badi, nell'ambito delle graduatorie in cui sono inseriti. Ciò significa che, i docenti in questione vanteranno semplicemente un "diritto di precedenza" e non un "diritto assoluto" all'assunzione. Ad esempio, qualora nell'ambito delle graduatorie di merito del concorso per abilitati (GMRE) siano presenti candidati con 36 mesi di servizo su posti vacanti e disponibili, questi vanteranno una priorità nelle relative assunzioni.
Analogamente, i docenti non abilitati inseriti nell'ambito delle graduatorie di merito del "concorso ordinario" vanteranno una priorità all'assunzione rispetto a coloro che non sono in possesso di tale requisito.
Attenzione al fatto che, coloro che pur vantando tale requisito (36 mesi) non si trovano in alcuna graduatoria dalla quale si procede per l'assunzioni di ruolo (Graduatorie di merito), non vanteranno alcun diritto prioritario nell'immissioni in ruolo. In altri termini, affinché si dia luogo all'assunzione a tempo indeterminato, è necessario che il docente sia inserito in una graduatoria dalla quale si attinga per le nomine di ruolo (non quindi le graduatorie d'istituto!).

Nel caso di mancata disponibilità di posti nella provincia o regione di appartenenza, il Disegno di legge prevede comunque una priorità nell'attribuzione delle supplenze sui posti dell'organico di fatto e sulle supplenze temporanee nonchè il diritto alla nomina di ruolo in province\regioni diverse, in quest'ultimo caso a condizione che in queste ultime risultino esaurite tutte le graduatorie finalizzate al reclutamento a tempo indeterminato e che non ne sia previsto l'aggiornamento per l'anno successivo (in pratica a condizione che nella provincia\regione in questione siano esaurite tutte le graduatorie dalle quali si attinge per le nomine di ruolo: GAE, GM concorso ordinario, GMRE). 


 POSTI VACANTI E DISPONIBILI
La norma proposta tutela esclusivamente coloro che hanno maturato i tre anni di servizio su posto vacante e disponibile (destinatari della disposizione recata dall'articolo 5, comma 4-bis, del decreto legislativo 6 settembre 2001, n. 368, attuativo della citata direttiva 1999/70/CE) e non anche coloro che hanno prestato servizio per lo stesso periodo di tempo su posti meramente disponibili (non vacanti nell'organico di diritto, disposto con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, concertato con il Ministro dell'economia e delle finanze e approvato dal Dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri) o in supplenze temporanee.
In tali ultime due ipotesi infatti, pur verificandosi di fatto la stessa evenienza («servizio prestato per 36 mesi anche non continuativi»), diversa ne è la causale. Mentre nel caso dei posti vacanti e disponibili ricorre la fattispecie prevista analiticamente dalla direttiva 1999/70/CE, cioè «lo Stato non ha coperto con le ordinarie procedure di reclutamento posti a ciò destinati e ha abusato dello strumento "contratto a tempo determinato" non ricorrendone gli estremi di precarietà e temporaneità». Nel caso dei posti disponibili in via di mero fatto o delle supplenze temporanee su posti di titolari assenti lo strumento del contratto a tempo determinato è utilizzato nel modo corretto (sono posti la cui esistenza è limitata all'anno scolastico o a un termine ancora più breve, legato al ritorno in servizio del titolare) e quindi non ricorrono gli estremi della tutela della più volte citata direttiva.

Allo stato della legislazione oggi vigente, nei confronti dei docenti che abbiano maturato trentasei mesi di servizio su posto vacante e disponibile si verrebbe ad attuare un vero e proprio paradosso giuridico: invece di vedere trasformato il proprio rapporto di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato (come previsto dalla direttiva europea), sarebbero sperequati in peius: come effetto minimo, infatti, non potrebbero più scegliere il posto di lavoro (si badi bene, sempre a tempo determinato!) secondo le aspettative di diritto scaturenti dalla proprio collocazione in graduatoria (il che, in altri termini, significa «secondo la valorizzazione del merito»), ma con una più o meno marcata perdita di chance e, di conseguenza, con palese violazione del principio della valorizzazione del merito per l'accesso al lavoro nella pubblica amministrazione. In taluni casi poi, e non certo statisticamente marginali, si potrebbe arrivare, nei confronti degli stessi docenti, a negare il diritto al lavoro, qualora il posto da conferire fosse unicamente vacante e disponibile o per esiguità di disponibilità o perché liberatosi dopo le nomine massive di inizio anno per decesso, decadenza o qualunque causale per cui si liberi un posto in corso d'anno.

Il testo del Disegno di Legge


 

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