OBIETTIVO

SCUOLA

Con sentenza n. 08966 del 23 maggio 2018 (pubblicata solo l'8 agosto) il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio si è pronunciato sul ricorso promosso dai docenti tecnico pratici privi di abilitazione ed in possesso del titolo di studio come gli odierni ricorrenti in merito alla partecipazione al c.d. TFA sostegno (percorsi di specializzazione per le attività di sostegno).
Insegnanti teorico pratici

I docenti in questione sostengono che ai sensi dell’art. 399 d.lgs. n. 297\1994, il percorso in questione dovrebbe deve essere aperto anche ai docenti privi di abilitazione, al fine di valutare secondo il merito, tenendo presente che le procedure di abilitazione non sono state garantite con una certa e regolare continuità. Invero, l'amministrazione avrebbe dovuto garantire a tutti i docenti, a partire dal 2002 al 2015, la possibilità di accedere regolarmente e con continuità alle procedure abilitative ordinarie, cosa mai accaduta per i docenti tecnico pratici.

Inoltre i ricorrenti sostengono che in forza del decreto interministeriale n. 460 del 24 novembre 1998 emanato dal Ministro della Pubblica Istruzione di concerto con il Ministro della Funzione Pubblica e il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica sarebbe consentita la partecipazione ai concorsi a cattedre, per titoli ed esami anche a coloro privi di abilitazione ed in possesso del titolo di laurea conseguito entro gli anni accademici 2001/2002, 2002/2003 e 2003/2004 se trattasi di corso di studi di durata quadriennale, quinquennale ed esaennale o del titolo di diploma (accademie di belle arti, istituti superiori per le industrie artistiche, i conservatori e gli istituti musicali pareggiati e gli ISEF).

Secondo il TAR Lazio:
- «sono infondate le censure che si appellano alla mancanza di precise disposizioni normative sul punto o alla attività di docenza sin qui svolta dagli interessati, in quanto la su richiamata normativa richiede, per l’accesso al corso di studi in questione, specifici titoli di studio, quale l’abilitazione all’insegnamento, e non già la mera “esperienza sul campo”». In altri termini, non rileva il fatto che i docenti in questione abbiano insegnato su posti di sostegno e siano stati rutenuti idonei all’atto del conferimento d’incarico su sostegno.

- «sono infondate altresì le doglianze legate alla mancata istituzione di corsi abilitanti in determinati periodi, atteso che la presenza di precise e precedenti disposizioni normative sull’accesso ai corsi elide in radice qualsiasi possibilità di affidamento in capo ai docenti privi di abilitazione, tanto meno legittimo»;

Di seguito il testo della sentenza disponibile anche sul sito della Giustizia Amministrativa.
Si veda nello stesso senso anche la sentenza n. 08958 del 9 maggio 201808958 del 9 maggio 2018 pubblicata sempre l'8 agosto 2018.

Pubblicato il 09/08/2018

N. 08966/2018 REG.PROV.COLL.

N. 02667/2017 REG.RIC.

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 2667 del 2017, integrato da motivi aggiunti, proposto da: 
Pisani Francesco, Maria Gabriella Ruggiero, Anna Lucia Ruggiero, Domenico Giurato, Vera Greco, Irene Masucci, Ludovica Masucci, Tommaso Coppola, Antonio Walter Lacco, Simone Muccardi, Caterina Loprete, Patrizia Imparato, Emma Califano, Michele De Riggi, Giuseppe Curci, Salvatore Gragnaniello, Loredana Speranza, Carmela Perretta, Annarosa Cirillo, Massimo Riccardi, Andrea Giannini, Felice Vecchione, Giovanni Salvati, Claudio Tuccillo Castaldo, Giuseppina Biancini, Paolo Mascolo, Giovanni Vuolo, Vittorio Caputo, Sara Papaccio, Francesco Crisanto, Salvatore Chiavazzo, Attilio Nappi, Martina Varletta, Giovanni Scialdone, Maria Patrizia Soriano, Viola Sommese, Antonietta Sommese, Aniello Arpaia, Paola Taccogna, Rosita Raggio, Pasquale Sannino, Francesca Esposito, Annalisa De Luca, Luciana Mirra, Fabio Francesco Fico, rappresentati e difesi dall'avvocato Giovanna Sarnacchiaro, con domicilio eletto presso il suo studio in Nola, via Conte Orsini n.18, come da procura in atti; 

contro

Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca, in persona del Ministro p.t., rappresentato e difeso per legge dall'Avvocatura Generale dello Stato, domiciliato con essa in Roma, via dei Portoghesi, 12; 

per l'annullamento

- Del D. M. 948 del 01.12.2016 (all. 1) recante “Disposizioni concernenti l'attuazione dei percorsi di specializzazione per le attività di sostegno ai sensi del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'Università e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249 e successive modificazioni” lesivo degli interessi legittimi dei ricorrenti, nella parte in cui ammette alle prove di accesso ed ai relativi corsi per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno, esclusivamente i candidati in possesso del titolo di abilitazione, di cui all'art. 1 comma 1, escludendo i docenti tecnico pratici privi di abilitazione ed in possesso del titolo di studio come gli odierni ricorrenti;

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio di Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 maggio 2018 il consigliere Achille Sinatra e uditi per le parti i difensori per l'Amministrazione resistente l'Avvocato dello Stato Monica De Vergori;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. – Con il ricorso in esame i nominati in epigrafe espongono di essere docenti che hanno stipulato contratti validati dal M.I.U.R., regolarmente sottoscritti dalle singole istituzioni Scolastiche, quali insegnanti di sostegno, e di essersi, in questo modo, “specializzati sul campo”, o, comunque, di essere stati ritenuti idonei all’atto del conferimento d’incarico su sostegno, ma di essere privi di abilitazione all’insegnamento.

Essi, quindi, impugnano il Decreto Ministeriale n. 948 del 01.12.2016, disciplinante l’organizzazione dei corsi finalizzati al conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno istituiti ed 2. - Con il primo motivo i ricorrenti sostengono che ai sensi dell’art. 399 d.lgs. n. 297\1994, il concorso in questione dovrebbe deve essere aperto anche ai docenti privi di abilitazione, al fine di valutare secondo il merito, tenendo presente che le procedure di abilitazione non sono state garantite con una certa e regolare continuità. Le scuole di specializzazione (SISS) si sono chiuse nel 2008 e solamente nell’anno accademico 2011/2012 sono stati attivati i TFA. Difatti, nello spazio temporale che va dall’anno accademico 2008/2009 all’anno accademico 2011/2012, chi era in possesso di un titolo di laurea o stava per conseguirlo non ha avuto la possibilità di abilitarsi, considerando che le SISS furono abolite nel 2008 e che sono state poi sostituite dal TFA che non ha avuto cadenza regolare e certa ed è di ostica partecipazione, visto che solo il 20% dei candidati è riuscito finora ad accedervi.

Con il secondo, gli interessati sostengono che la modalità di reclutamento gravata sarebbe in contrasto con quanto stabilito dal Comitato Sociale e Corte Europea dei Diritti dell'Uomo in materia di violazioni dei diritti umani e non sulle violazioni dei trattati comunitari, il che gli conferirebbe “un peso ben maggiore sia sul piano giuridico che 'umano', in quanto esso denuncia la sistematica violazione di diritti umani”.

Con il terzo mezzo i ricorrenti sostengono che in forza del decreto interministeriale n. 460 del 24 novembre 1998 emanato dal Ministro della Pubblica Istruzione di concerto con il Ministro della Funzione Pubblica e il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica sarebbe consentita la partecipazione ai concorsi a cattedre, per titoli ed esami anche a coloro privi di abilitazione ed in possesso del titolo di laurea conseguito entro gli anni accademici 2001/2002, 2002/2003 e 2003/2004 se trattasi di corso di studi di durata quadriennale, quinquennale ed esaennale o del titolo di diploma (accademie di belle arti, istituti superiori per le industrie artistiche, i conservatori e gli istituti musicali pareggiati e gli ISEF).

Per il quarto motivo sussisterebbe disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato ai fini del conseguimento del titolo di specializzazione per il sostegno, atteso che con l’emanazione del D.D.G. n. 7 del 16.04.2012 sarebbe stato concesso ai docenti di ruolo soprannumerari di potere conseguire identico titolo di specializzazione senza test preselettivo, interamente gratuito e con la possibilità di frequenza ai percorsi in modalità online.

Per il quinto motivo, poi, il Decreto Interministeriale n. 460 del 24 novembre 1998 –all’art. 1 dispone che: “A partire dal primo concorso a cattedre, per titoli ed esami, nella scuola secondaria bandito successivamente al 1 maggio 2002, e fatto salvo quanto disposto in via transitoria dagli articoli 2 e 4, il possesso della corrispondente abilitazione costituisce titolo di ammissione al concorso stesso e cessa la possibilità di conseguire l’abilitazione all’insegnamento nei modi previsti dall’art. 400, comma 12, del decreto legislativo 16 aprile 1994, n. 297”; pertanto, vi sarebbe disparità di trattamento nei confronti dei docenti che sono in possesso di un titolo di studio valido per l’insegnamento, nonché violazione del diritto alla formazione professionale ex art. 10 Carta Sociale Europea.

Il sesto motivo ribadisce che il decreto gravato non avrebbe potuto riservare la partecipazione al test preselettivo del percorso di specializzazione sul sostegno ad un’esigua fetta di docenti in possesso di abilitazione, senza avere nel contempo garantito a tutti i docenti, a partire dal 2002 al 2015, la possibilità di accedere regolarmente e con continuità alle procedure abilitative ordinarie, cosa mai accaduta per i docenti tecnico pratici.

Con il settimo motivo si sostiene che il decreto impugnato sarebbe illegittimo perché la legge 341/1990 (cd. Riforma degli ordinamenti universitari) in combinato disposto con la legge 104/1992 non prevedrebbero alcuna preselezione o comunque il previo possesso dell’abilitazione per accedere alle scuole di specializzazione ma unicamente il possesso del titolo di studio.

L’ottavo ed il nono motivo ribadiscono la paventata sussistenza di disparità di trattamento fra docenti su delineata.

Il decimo mezzo prospetta anche la violazione della CEDU, in quanto afferma che con l'entrata in vigore del Trattato di Lisbona, anche il Giudice nazionale sarebbe tenuto a considerare che "L'Unione aderisce alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”; e Risulterebbe palese che i provvedimenti impugnati sancendo l'esclusione dei ricorrenti, sarebbero destinati ad incidere sul tenore di vita dei medesimi relativamente alle possibilità di accesso ad incarichi di lavoro che ad oggi sono stati caratterizzati dalla precarietà, e li priverebbe anche del lavoro precario.

Il dodicesimo motivo, invece, adombra la violazione dell’art. 4 della Costituzione e del diritto al lavoro.

Il tredicesimo mezzo, infine, assume il difetto di motivazione del decreto gravato.

3. – Con successivo atto di motivi aggiunti, poi, i ricorrenti hanno impugnato i Decreti Rettoriali di numerose Università italiane con i quali sono stati attivati i tirocini formativi attivi per i corsi di specializzazione di sostegno, ripetendo contro di essi, nella sostanza, le censure già svolte nel ricorso introduttivo.

4. – Il MIUR si è costituito in giudizio senza depositare memorie.

5. – Con ordinanza cautelare n. 3191\2017 è stata respinta l’istanza di ammissione con riserva alle prove dei ricorrenti.

6. – In occasione della pubblica udienza del 23 maggio 2018 il ricorso è stato posto in decisione.

7. – Il ricorso ed i motivi aggiunti sono infondati, e vanno respinti.

Come recentemente affermato dalla Sezione (ad esempio, sentenza n. 7069 del 25 giugno 2018), il D.M. 948 del 1.12.2016 impugnato rinviene la sua fonte di legittimazione (e di legittimità) nella previsione di cui all’art. 13 del decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 10 settembre 2010, n.249 (recante "Regolamento concernente: 'Definizione della disciplina dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell'infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, ai sensi dell'articolo 2, comma 416, della legge 24 dicembre 2007, n. 244”), concernente i percorsi di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità, nonché nell’art. 1, comma 110, della legge 13 luglio 2015, n. 107 (recante "Riforma del sistema nazionale dì istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti"), il quale prevede che, per ciascuna classe di concorso o tipologia di posto, alle procedure concorsuali possano accedere, per i posti di sostegno per la scuola dell'infanzia, per la scuola primaria e per la scuola secondaria di primo e di secondo grado, i candidati in possesso del relativo titolo di specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità.

Dunque, il legislatore ha conferito al corso di specializzazione in questione la natura di un percorso di studi riservato, al quale sono ammessi a prender parte solo i soggetti muniti degli indicati requisiti (abilitazione all’insegnamento o inserimento nelle graduatorie di istituto di seconda fascia).

A questo fine, risulta legittima l’effettuazione di prove preselettive, che consentano un più ordinato svolgimento delle successive prove di esame – a fronte di un eccessivo numero di aspiranti – restando però fine ultimo della selezione quello di favorire il più possibile la domanda di formazione professionale, anche in relazione agli articoli 33 e 34 della Costituzione (cfr. TAR Sicilia, PA, Sez. I, 2.2.2010, n. 1295).

Il medesimo decreto, inoltre, configura la specializzazione per i posti di sostegno come conseguimento di una professionalità ulteriore, rispetto a quella già acquisita attraverso il percorso di abilitazione ordinario, in una fisiologica prospettiva di progressività dei titoli per cui il titolo superiore di specializzazione presuppone e non può prescindere da quello “inferiore”, il quale abilita al solo insegnamento.

Tanto dipende dalle peculiari esigenze di studenti, per i quali l’attuazione del diritto allo studio richiede più intense e non certo attenuate modalità di assistenza.

Tale percorso argomentativo è stato, peraltro condiviso dal Consiglio di Stato, Sez. VI sia pure in sede cautelare, con ordinanza n. 03810/2017 dell’11.9.2017.

7. – Sulla base di tali premesse:

- sono infondate le censure che si appellano alla mancanza di precise disposizioni normative sul punto o alla attività di docenza sin qui svolta dagli interessati, in quanto la su richiamata normativa richiede, per l’accesso al corso di studi in questione, specifici titoli di studio, quale l’abilitazione all’insegnamento, e non già la mera “esperienza sul campo”;

- sono infondate altresì le doglianze legate alla mancata istituzione di corsi abilitanti in determinati periodi, atteso che la presenza di precise e precedenti disposizioni normative sull’accesso ai corsi elide in radice qualsiasi possibilità di affidamento in capo ai docenti privi di abilitazione, tanto meno legittimo;

- è poi infondata la serie di censure legate al pretesa disparità di trattamento e a violazione dei principi costituzionali riconduncibili all’eguaglianza tra docenti, non potendosi rinvenire disparità di trattamento alcuna (e dunque non manifesta infondatezza della questione), nell’accesso ai corsi, tra coloro i quali si sono procurati un titolo di studio e chi non ha provveduto a tanto.

8. - Quanto al riferimento alla decisione del comitato sociale europeo, citata dagli istanti a sostegno della propria tesi, al di là delle effettiva capacità di incisione sugli atti impugnati, attesa la fonte da cui di tale decisione proviene, essa deve comunque essere interpretata alla luce della direttiva 2005/36Ce relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, recepita in Italia con il d.lgs. 206/2007, che non esclude la possibilità di introdurre un regime di programmazione degli accessi per la formazione degli insegnanti mediante TFA o altri percorsi abilitanti.

Come già affermato da questo TAR, infatti, (si veda, a d esempio, sentenza n. 6939 del 21 giugno 2018, sezione III bis), la Direttiva 2005/36/CE, come recepita dal d. lgs. n. 206 del 2007 non ha escluso che lo Stato membro possa subordinare l’accesso a una professione regolamentata al possesso di determinate qualifiche professionali, atteso che spetta comunque agli Stati membri decidere i modi di reclutamento per l'accesso a pubblici impieghi.

9. – In conclusione, l’impugnazione va respinta.

Le spese, attesa la novità della questione, vanno compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Terza) respinge il ricorso ed i motivi aggiunti in epigrafe.

Spese compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 23 maggio 2018 con l'intervento dei magistrati:

Gabriella De Michele, Presidente

Vincenzo Blanda, Consigliere

Achille Sinatra, Consigliere, Estensore

     
     
L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE
Achille Sinatra   Gabriella De Michele
     
     
     
     
     

IL SEGRETARIO

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