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La questione della valutabilità del servizio prestato presso le scuole di un altro Stato membro dell'Unione Europea è stata affrontata dalla Corte di Giustizia europea con la sentenza del 12 maggio 2005 - CAUSA C-278/03 su richiesta della Commissione Europea che lamentava la violazione dell'obbligo relativo alla libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità Europea (artt. 39 e 3 del Trattato) ai fini della partecipazione dei cittadini comunitari ai concorsi per l'assunzione di personale docente nella scuola pubblica italiana.
Europa

Ai sensi dell'art. 39, n. 1, CE, «la libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità è assicurata». Essa implica, in base al n. 2 dello stesso articolo, «l'abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l'impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro".

L'art. 3 del regolamento n. 1612/68 esplicita i principi stabiliti dall'art. 39 CE per quanto riguarda, più in particolare, l'accesso all'impiego. Pertanto, ai sensi del n. 1 di questa disposizione, non sono applicabili, nell'ambito del detto regolamento, «le disposizioni legislative, regolamentari o amministrative o le pratiche amministrative di uno Stato membro:

— che limitano o subordinano a condizioni non previste per i nazionali la domanda e l'offerta di impiego, l'accesso all'impiego ed il suo esercizio da parte degli stranieri;

— o che, sebbene applicabili senza distinzione di nazionalità, hanno per scopo o effetto esclusivo o principale di escludere i cittadini degli altri Stati membri dall'impiego offerto".

La Corte richiama la giurisprudenza presente in materia. In particolare, qualora un'amministrazione, stabilisca di tener conto delle attività lavorative anteriormente svolte dai candidati presso una pubblica amministrazione, tale ente non può, nei confronti dei cittadini comunitari, operare alcuna distinzione a seconda che tali attività siano state esercitate presso la pubblica amministrazione dello stesso Stato membro o presso quella di un altro Stato membro (vedi, in particolare, sentenza Scholz, punto 12).

Orbene, dalla giurisprudenza menzionata risulta che un rifiuto assoluto di prendere in considerazione l'esperienza acquisita grazie ad attività d'insegnamento svolte in altri Stati membri, il quale sarebbe basato sull'esistenza di differenze tra i programmi d'insegnamento di detti Stati non può essere giustificato. Infatti, non si può negare che un'esperienza d'insegnamento specifica quale quella richiesta dalla normativa italiana, in particolare nel settore dell'insegnamento artistico o nell'insegnamento prestato ai portatori di handicap, può essere acquisita anche in altri Stati membri.

LE CONCLUSIONI DELLA CORTE

La Corte di giustizia afferma che la Repubblica Italiana, non tenendo conto o, quantomeno, non tenendo conto in maniera identica, ai fini della partecipazione di cittadini comunitari ai concorsi per l'assunzione di personale docente nella scuola pubblica italiana, dell'esperienza professionale acquisita da questi cittadini nelle attività di insegnamento a seconda che queste attività siano state svolte nel territorio nazionale o in altri Stati membri, è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza degli artt. 39 CE e 3, n. 1, del regolamento n. 1612/68 (LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI ALL'INTERNO DELL'UNIONE EUROPEA)".

LE CONSEGUENZE DELLA SENTENZA
In conseguenza della sentenza della Corte di Giustizia Europea il MIUR ha emanato il DM n. 53 del 4 luglio 2006, in base al quale, il servizio d'insegnamento prestato nelle scuole dei Paesi appartenenti all'Unione Europea, ivi incluso quello di sostegno, viene equiparato al corrispondente servizio prestato in Italia ai fini dell'attribuzione del punteggio nell'ambito delle graduatorie di circolo e d'istituto. Si ricorda che prima dell'emanazione del decreto in questione, i servizi di insegnamento resi in scuole o istituti universitari di paesi comunitari erano valutati come servizi di terza fascia cioè come altre attività di insegnamento che davano diritto, all'attribuzione di un punteggio di 0,50 per ogni mese di insegnamento, fino ad un massimo di tre punti per anno. Di conseguenza era prevista una valutazione assai inferiore rispetto ai corrispondenti servizi svolti nelle scuole italiane.
Anche il decreto di aggiornamento delle GAE prevede adesso che «Il servizio prestato nelle scuole di ogni ordine e grado, statali o riconosciute, dei Paesi appartenenti all'Unione Europea, sono equiparati ai corrispondenti servizi prestati nelle scuole italiane, anche se prestati prima dell'ingresso dello Stato nell'Unione Europea» (art. 2 comma 5, DM 235 del 1° aprile 2014). Prima della sentenza in questione, i servizi prestati nelle scuole straniere non erano assolutamente valutati nelle graduatorie ad esaurimento.

Sentenza Corte di Giustizia12 maggio 2005 - CAUSA C-278/03
D.M. n. 53 del 4 luglio 2006

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