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Assegno di ricerca
Il conferimento degli assegni di ricerca è previsto dall’art. 22 della legge 240/2010 in questi termini:

Le università, le istituzioni e gli enti pubblici di ricerca e sperimentazione, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA) e l'Agenzia spaziale italiana (ASI), nonché le istituzioni il cui diploma di perfezionamento scientifico è stato riconosciuto equipollente al titolo di dottore di ricerca ai sensi dell'articolo 74, quarto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 1980, n. 382, nell'ambito delle relative disponibilità di bilancio, possono conferire assegni per lo svolgimento di attività di ricerca”.

Gli assegni possono avere una durata compresa tra uno e tre anni, sono rinnovabili e non cumulabili con borse di studio a qualsiasi titolo conferite, ad eccezione di quelle concesse da istituzioni nazionali o straniere utili ad integrare, con soggiorni all'estero, l’attività di ricerca dei titolari. La durata complessiva dei rapporti instaurati compresi gli eventuali rinnovi, non può comunque essere superiore a quattro anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno e’ stato fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca, nel limite massimo della durata legale del relativo corso.
La durata complessiva dei rapporti instaurati, compresi gli eventuali rinnovi, è ora di sei anni, ad esclusione del periodo in cui l’assegno è stato fruito in coincidenza con il dottorato di ricerca senza borsa, nel limite massimo della durata legale del relativo corso. Il D.L. 31 dicembre 2014, n. 192, convertito con modificazioni dalla L. 27 febbraio 2015, n. 11, ha infatti disposto (con l'art. 6, comma 2-bis) che "La durata complessiva dei rapporti instaurati ai sensi dell'articolo 22, comma 3, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, è prorogata di due anni".

La titolarità dell’assegno non è compatibile con la partecipazione a corsi di laurea, laurea specialistica o magistrale, dottorato di ricerca con borsa in Italia o all'estero, e comporta il collocamento in aspettativa senza assegni per il dipendente in servizio presso amministrazioni pubbliche.
A prescindere dal nomen iuris utilizzato dal legislatore -“aspettativa” anziché “congedo straordinario”- le finalità che giustificano la sospensione del rapporto di lavoro in caso di assegno di ricerca sono analoghe a quelle perseguite con la sospensione per dottorato di ricerca: incoraggiare e sostenere l’attività di ricerca anche fuori dell'ambiente scolastico, in modo da mettere in condizione il docente di poterla espletare nella migliore maniera possibile.

ASPETTATIVA SENZA ASSEGNI
La possibilità per i titolari assegni di ricerca di essere collocato in aspettativa senza assegni è prevista dalla legge 449 del 27/12/1997 che prevede esplicitamente tale “possibilità” per tutti i pubblici dipendenti vincitori di un assegno di ricerca. Anche la Circolare Ministeriale n. 15 del 22/02/2011, nel punto relativo ai beneficiari di borse post-dottorato e agli assegnisti universitari, richiama la norma suddetta.
Innovando rispetto alla previgente disciplina, la circolare n. 15 del 22 febbraio 2011 ha precisato che, nonostante il congedo straordinario del borsista sia un diritto, esso è subordinato alla compatibilità con le esigenze dell'amministrazione, benché non si precisa quali possano essere i motivi di un eventuale diniego da parte del dirigente scolastico.
Il docente interpellato per una supplenza e già titolare di un assegno di ricerca o di un dottorato può accettare la supplenza senza nessun obbligo di assumere servizio con riconoscimento del servizio ai soli fini giuridici.

VALIDITÀ DELL'ASPETTATIVA SENZA ASSEGNI
Per quanto riguarda gli effetti del collocamento in aspettativa del dipendente pubblico titolare dell'assegno di ricerca sul riconoscimento del servizio prestato, la normativa primaria mostra, effettivamente, una manifesta lacuna.
Ciò nonostante il MIUR, con la Circolare Ministeriale 15 del 2011 ha chiarito che al personale destinatario di contratto durata annuale o fino al 30 giugno devono essere applicate le disposizioni riguardanti i congedi per il personale ammesso alla frequenza dei dottorati di ricerca. Tuttavia le predette disposizioni esplicano la propria validità esclusivamente sotto il profilo giuridico (riconoscimento del servizio ai fini previsti delle vigenti disposizioni) non ritenendosi che le stesse possano esplicare la validità sotto il profilo economico (conservazione della retribuzione per il periodo di frequenza del dottorato). 

La nota MIUR prot. n. 4058 del 12 maggio 2011, esprimendosi sulle caratteristiche dell'aspettativa per assegno di ricerca di cui possono usufruire i docenti della scuola, con riferimento alla questione della progressione di carriera, del trattamento di quiescenza e di previdenza, stabilisce che:

i periodi di servizio prestati in qualità di titolare di assegno universitario devono ritenersi equiparabili a tutti gli effetti a quelli discendenti dalla frequenza di corsi di dottorato di ricerca".

Nonostante l'interpretazione positiva del MIUR si registrano delle interpretazioni restrittive da parte di diverse ragionerie territoriali dello Stato (Verona, Bari, Campobasso) che, in assenza di una norma primaria esplicita, continuano a negare il riconoscimento del periodo di aspettativa per assegno di ricerca ai fini del servizio, della progressione di carriera, del trattamento di previdenza e quiescenza, non riconoscendo quindi la nota del MIUR 4058/2011. Consta, invece, che altre ragionerie provinciali (Mantova, Milano, Cuneo, Perugia) riconoscono la nota in questione.

In definitiva, il docente che beneficia dell’aspettativa per assegno di ricerca ha diritto al riconoscimento del servizio ai fini giuridici spendibile per le graduatorie ad esaurimento e di istituto, mentre per quanto concerne la progressione di carriera, del trattamento di previdenza e quiescenza la risposta dipende dall'orientamento che le Ragionerie Territoriali assumono in materia.
Pertanto, al fine di colmare tale vuoto normativo, fonte di possibili interpretazioni antinomiche, sarebbe opportuno un intervento del legislatore che risolverebbe a monte la questione. 
In mancanza, come evidenziato nella risposta 
scritta pubblicata Giovedì 13 novembre 2014 all'interrogazione parlamentare, il MIUR al fine di uniformare, su tutto il territorio nazionale, il trattamento degli assegnisti di ricerca ai suddetti fini e quindi l'operato in materia delle Ragionerie territoriali dello Stato deputate alla liquidazione delle somme ad essi spettanti, ha avviato, e sono attualmente in corso, interlocuzioni con il Ministero dell'economia e delle finanze (MEF).

Risposta scritta interrogazione pubblicata Giovedì 13 novembre 2014

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