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Regionalizzazione: no concorsi e ruoli regionali; possibilità di chiedere l’innalzamento del vincolo mobilità

La scuola resterebbe esclusa dal progetto di autonomia differenziata. Questo sarebbe uno dei punti dell’accordo trovato all’interno del Governo sull’autonomia differenziata chiesta dalle Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Le bozze delle intese, predisposte inizialmente dalla ministra Leghista Erika Stefani, prevedevano tra l’altro la possibilità delle Regioni Lombardia e Veneto di indire concorsi regionali per l’assunzione diretta dei docenti e la costituzione di appositi ruoli regionali garantito il mantenimento della posizione retributiva già maturata o l’acquisizione della posizione retributiva più favorevole.

Gli art. 12 della bozza per il Veneto e l’art. 11 per la bozza per il Lombardia prevedevano tra l’altro:

  • il trasferimento alle Regioni delle competenze, delle risorse umane, finanziarie e strumentali degli Uffici Scolastici Regionali e degli Uffici ambiti territoriali e il blocco del personale in questione per un periodo di almeno 3 anni dall’entrata in vigore del provvedimento.
  • il trasferimento alle Regioni dei Dirigenti Scolastici, per il quale verrà istituito un apposito ruolo regionale, fatta salva la possibilità di rimanere nei ruoli della dirigenza scolastica regionale e fermo restando l’obbligo di permanere nella regione per almeno 3 anni dalla entrata in vigore del provvedimento.
  • Al personale trasferito è garantito il mantenimento della posizione retributiva già maturata o l’acquisizione della posizione retributiva più favorevole.
  • La possibilità di indire concorsi regionali, garantendo comunque un sistema di reclutamento uniforme a livello nazionale. Il personale assunto all’esito di dette procedure è iscritto nei ruoli regionali.
  • La possibilità del personale della scuola già assunto (ATA, docenti, personale educativo) di transitare ai ruoli regionali su base volontaria e sulla base delle ordinarie procedure di mobilità nazionale.
  • Al personale scolastico inserito nei ruoli Statali continua ad applicarsi la normativa statale vigente per il personale scolastico. Al personale inserito nei ruoli regionali, sarà consentito la possibilità del trasferimento verso altre Regioni, secondo modalità determinate nei successivi provvedimenti attuativi.

L’accordo trovato in Consiglio di Ministro, prevede l’eliminazione degli articoli in questione e l’esclusione della scuola dal progetto di autonomia differenziata.

VINCOLO ALLA MOBILITÀ
Venuta meno la possibilità di indire concorsi regionali e di istituire ruoli regionali con conseguente possibilità di riconoscere un trattamento  retributivo più favorevole, sembrerebbe invece persistere la facoltà delle regioni di aumentare il periodo minimo di permanenza nella stessa sede di servizio anche in deroga ai limiti stabiliti dalla legge nazionale che già stabilisce un periodo minimo di permanenza di 5 anni.

Le Regioni, infatti, avranno la facoltà di chiedere l’innalzamento del blocco della mobilità per i docenti neoassunti attualmente previsto dal d.lgs. 59/2017 in 5 anni (vincolo che riguarda la permanenza nella medesima istituzione scolastica). La misura mira a venire incontro alle richieste delle Regioni Lombardia e Veneto che lamentano la sistematica carenza degli insegnanti e il continuo flusso di trasferimenti annuali da tali Regioni verso il meridione, il ché annualmente lascia scoperte numerose cattedre.

La norma in questione disporrebbe che: “Il ministero dell’Istruzione, d’intesa con la Regione, individua il periodo minimo di permanenza nella prima sede di servizio da prevedere nei bandi di concorso”. Tale vincolo di permanenza sarebbe introdotto nei bandi concorsuali e di conseguenza non avrebbe validità per i docenti già assunti. 

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