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Istruzione parentale: è necessario sostenere annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva

Listruzione parentale è una delle forme con le quali può essere assolto l’obbligo scolastico. L’art. 23 del Decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 62 prevede che:

“In caso di istruzione parentale, i genitori dell’alunna o dell’alunno, della studentessa o dello studente, ovvero coloro che esercitano la responsabilità genitoriale, sono tenuti a presentare annualmente la comunicazione preventiva al dirigente scolastico del territorio di residenza. Tali alunni o studenti sostengono annualmente l’esame di idoneità per il passaggio alla classe successiva in qualità di candidati esterni presso una scuola statale o paritaria, fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione”.

In sostanza si tratta della possibilità data alla famiglia di provvedere autonomamente all’educazione dei figli, nel rispetto delle norme che riguardano l’adempimento dell’obbligo scolastico e di quello formativo.

L’art. 111, comma 2 del Testo Unico prevede che:

I genitori dell’obbligato o chi ne fa le veci che intendano provvedere privatamente o direttamente all’istruzione dell’obbligato devono dimostrare di averne la capacità tecnica od economica e darne comunicazione anno per anno alla competente autorità”, principio poi ribadito dal D.lgs. 76/2005″.

Pertanto, qualora i genitori decidano di avvalersi dell’istruzione parentale devono rilasciare al dirigente scolastico della scuola più vicina un’apposita dichiarazione, da rinnovare anno per anno, circa il possesso della capacità tecnica o economica per provvedere all’insegnamento parentale. Il dirigente scolastico avrà il dovere di accertarne la fondatezza.

La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. Ciò si sostanzia nell’effettuazione annuale degli esami di idoneità  per l’ammissione alla classe successiva,  fino all’assolvimento dell’obbligo di istruzione.

A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco del Comune di residenza. In tal senso, sebbene l’art. 23 del D.lgs 62/2017 non cita più il Sindaco come destinatario della comunicazione di istruzione parentale, riteniamo comunque opportuno che la comunicazione venga indirizzata anche al Sindaco, che svolge tuttora un ruolo di supervisore dell’istruzione dei minori residenti nel comune di competenza. 

SANZIONI IN CASO DI VIOLAZIONI

Alla scuola spetta la verifica annuale tramite l’esame di idoneità che l’alunno deve sostenere.

L’art. 5 del D.lgs 76/2005 stabilisce che Responsabili dell’adempimento del dovere di istruzione e formazione sono i genitori dei minori o coloro che a qualsiasi titolo ne facciano le veci, che sono tenuti ad iscriverli alle istituzioni scolastiche o formative.

Alla vigilanza sull’adempimento del dovere di istruzione e formazione, anche sulla base dei dati forniti dalle anagrafi degli studenti, provvedono:

  1. il Comune, ove hanno la residenza i giovani che sono soggetti al predetto dovere;
  2. il dirigente dell’istituzione scolastica o il responsabile dell’istituzione formativa presso la quale sono iscritti ovvero abbiano fatto richiesta di iscrizione gli studenti tenuti ad assolvere al predetto dovere;
  3. la Provincia, attraverso i servizi per l’impiego in relazione alle funzioni di loro competenza a livello territoriale;
  4. i soggetti che assumono, con il contratto di apprendistato

In caso di mancato adempimento del dovere di istruzione e formazione si applicano a carico dei responsabili le sanzioni relative al mancato assolvimento dell’obbligo scolastico.

La sanzione che il sindaco può utilizzare è l’ammenda prevista dall’art. 731 del Codice Penale, ma può operare attraverso i servizi sociali per sollecitare la famiglia ad adempiere ai propri doveri. 

Si ricorda altresì che con la sentenza 31/01/2017 n° 4520, la Corte di Cassazione ha affermato che l’ammenda di cui all’art. 731 del Codice Penale è applicabile solo nel caso degli alunni della scuola primaria. Infatti, nell’ipotesi in cui i genitori abbiano omesso di impartire ai figli minori l’istruzione secondaria di primo grado, detta disposizione non trova più applicazione.

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