ANP - Le attività in presenza nelle zone rosse: il difficile equilibrio tra inclusione e prevenzione

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Nell’arco di undici giorni il Ministero ha emanato ben tre note riguardanti il medesimo tema – l’organizzazione delle attività in presenza nelle cosiddette zone rosse – offrendo di volta in volta ricostruzioni del quadro normativo parzialmente diverse e talvolta contraddittorie. 

Augurandoci che non subentrino ulteriori chiarimenti, tanto più in un momento drammatico come l’attuale che impone indicazioni certe e univoche, condividiamo l’affermazione del principio di inclusione richiamato dall’ultima nota, la n. 662 del 12 marzo. Essa, però, da un lato non è direttamente evincibile dal disposto del DPCM del 2 marzo 2021, dall’altro obbliga le istituzioni scolastiche a effettuare alcune delicate valutazioni nell’arco di tempi troppo ristretti.  

È pur vero che la presenza di alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali in chiave inclusiva non è argomento di disposizioni nuove. Già in relazione al DPCM del 3 novembre 2020 erano state fornite indicazioni analoghe. Stavolta, però, la questione in oggetto impatta in modo esteso sul primo ciclo. Da lunedì 15 marzo, infatti, ben undici regioni entreranno in zona rossa con conseguente sospensione, per la prima volta, delle attività didattiche in presenza anche in tale ciclo. Ricordiamo che la frequenza degli alunni dell’infanzia, della primaria e della scuola secondaria di primo grado implica necessariamente il coinvolgimento di servizi erogati a livello locale quali la mensa e il trasporto mediante scuolabus e la loro eventuale rimodulazione in caso di strutturazione di piccoli gruppi. La non frequenza, d’altra parte, determina una ricaduta sulle famiglie non paragonabile a quella del secondo ciclo.  

Il nuovo severo scenario emergenziale disegnato dall’ultimo DPCM, peraltro, impone il ricorso allo smart working e alla minimizzazione delle presenze del personale nei luoghi di lavoro in modo ancora più stringente che in passato. Tali indicazioni potrebbero collidere con l’esigenza, richiamata nella nota, che tende di fatto a replicare le dinamiche operative ordinarie della scuola in presenza.  

La determinazione e la strutturazione dei gruppi vengono demandati all’autonomia scolastica, ancora una volta chiamata a perimetrare materie attinenti alla salute collettiva e perciò esulanti dalle sue competenze. 

Tuttavia, in nome di quel senso di responsabilità che ha sempre contraddistinto la dirigenza delle scuole in quanto garante del servizio nei confronti delle famiglie – soprattutto durante questa drammatica emergenza – e nonostante le evidenziate aporie, l’ANP propone ai colleghi di adottare il seguente iter procedurale: 

a) l’individuazione degli alunni DVA e BES, ai quali va comunque garantita la frequenza delle attività didattiche in presenza, va effettuata, oltre che in coerenza con i PEI e i PDP, avvalendosi anche del Piano per la DDI al cui interno è stato valutato e predisposto a monte il quadro operativo per detti alunni  

b) il dirigente scolastico, con i consigli di classe, procede a definire la consistenza dei gruppi di relazione intorno ad ogni studente DVA e BES e la loro rotazione temporale; la concreta articolazione dei gruppi di relazione è ovviamente subordinata alla volontà delle famiglie 

c) sulla base dei numeri effettivi, il dirigente scolastico organizza la didattica in presenza tenendo conto del monte ore stabilito nel Piano della DDI rispetto alle attività in sincrono e coinvolgendo l’ente locale perché garantisca l’erogazione dei servizi di trasporto e mensa 

d) il dirigente scolastico comunica all’Ambito territoriale competente il numero di studenti e personale in presenza “per effetto dell’applicazione della nota MI n. 662/2021” affinché lo condivida con il Tavolo prefettizio di cui all’art. 21 del DPCM del 2 marzo 2021, considerato che l’applicazione della nota avrà sicuramente effetto sulla mobilità territoriale. 

Si tratta di operazioni che richiedono tempo, adeguata ponderazione e assunzione di responsabilità su più livelli in considerazione della delicatezza della questione che investe da un lato l’inclusione, dall’altro la salute collettiva.  

Riteniamo non ulteriormente procrastinabile – e di questo intendiamo discutere quanto prima con il Ministro Bianchi – la precisa definizione del perimetro di competenza dell’autonomia scolastica in merito all’adozione e alla gestione di misure volte a tutelare la salute collettiva piuttosto che il diritto all’istruzione. 


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